Il blog di Maurizio Polese

Categoria: Potenti Mezzi Meccanici

Il mio manubrio in legno.

Ormai collaudatissimo da un anno e anche piu, ecco il mio manubrio in puro legno di frassino:

Manubrio in legno

Manubrio in legno

Se può sembrarvi esile e fragile pensate che il legno di frassino viene usate per costruire gli archi.
Negli ultimi mesi ho tolto la benda e l’ho usato senza, per vedere se regge l’usura, e confermo: nessun cedimento, pare ancora nuovo.

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Bye bye. Sei stata brava.

Nuovi potenti mezzi: bicicletta #1

Bicicletta #1

Questa bicicletta è nata perchè la precedente, di cui ho cannibalizzato i pezzi, aveva un telaio un po piccolo per me.
Così ho trovato un altro telaio da un ragazzo, che però era stato colorato di un bell’azzurro puffo accecante. Forse un po troppo accecante per i miei gusti. Così l’ho sverniciato con l’idea di farlo bianco vaniglia oppure grigio antracite. O forse entrambi. Ma era così bello senza vernice, che come per la mia moto l’ho lasciato così. Anzi, l’ho fatto ossidare un paio di giorni all’aperto e l’ho verniciato col trasparente satinato.

Rimontandolo ho però scoperto che i cerchi e i freni avevano interassi diversi. Il davanti sono riuscito ad adattarlo, ma dietro? Dovevo saldare una piastrina. Oppure farla fissa. Così è nata la mia bici fissa.

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E mentre la rimontavo pensavo che tutto quello che abbiamo viene ricoperto da strati di patine che ne snaturano l’essenza. Mobili in legno ricoperti di vernici se va bene o mobili di colla e segatura ricoperti di plastica, a volte ricoperti di plastica che imita il legno, e automobili moto e biciclette ricoperte di vernice, uomini e donne ricoperti di vestiti che variano continuamente a seconda del contesto, del luogo, dell’ora, dell’umore e della stagione. Come se avessimo paura di esporci ed esporre. Così la mia bicicletta è nata nuda, e rimarrà così e subirà l’azione dell’aria, dell’acqua e del tempo, e invecchierà, e io l’apprezzerò come i giapponesi apprezzano il wabi-sabi.

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Emile Leray e il potente mezzo della salvezza

Un uomo in mezzo al deserto spacca la sua auto. La smonta, assembla una moto, riparte e torna alla civiltà.
Pare una storia da cartoni animati, eppure è successa per davvero.

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1993, Marocco. Emile Leray, 43 anni, elettricista, stava viaggiando da solo a bordo di una Citroen 2CV preparata per affrontare il deserto. Aveva lasciato la città di Tan Tan e si stava avventurando nel Sahara. Dopo aver raggiunto un avamposto militare viene informato dalla Gendermeria reale che non può continuare oltre, a causa di nuovi sviluppi del conflitto tra il Marocco e il Sahara occidentale, nella zona al di là di Tilemsem. Lasciato con la possibilità di tornare a Tan Tan e con la richiesta di prendere un passeggero con lui il francese rifiuta invocando un problema di assicurazione che non gli permette di portare eventuali passeggeri. Riparte da solo guidando veloce nel deserto per essere sicuro di non venire seguito dai militari con l’idea di aggirare il posto di blocco e tornare in seguito sul sentiero originale. Dopo essersi avventurato fuori strada, su un terreno roccioso e accidentato, colpisce una ruota e spacca l’auto. Emile è bloccato in mezzo al nulla.

Al Sunday Times disse: Volevo fare fuori strada perché avevo viaggiato tutta l’Africa ormai 10 volte, quindi conoscevo bene la regione e, pertanto, non avrei avuto problemi. Ho deciso di farlo in una 2CV, perché, anche se non è 4×4, è robusta. In Africa la chiamano il “cammello d’acciaio”, perché va dappertutto – a condizione di guidare con delicatezza. Io, ovviamente, sono stato troppo brusco e l’ho rotta.
Non avrei potuto tornare indietro a piedi – era troppo lontano. Mi sono messo in ciò che si chiama modalità di sopravvivenza. Ho mangiato di meno, e ho controllato le mie provviste di acqua e di cibo per farli durare più a lungo possibile.

Un braccetto e l’asse della ruota erano rotti, e Emile capì che non avrebbe piu potuto guidare. Aveva cibo e acqua per durare lui una decina di giorni. Decise che la sua unica possibilità di sopravvivenza era quella di costruire un veicolo d’emergenza dai pezzi della sua scassata 2CV.

Dopo aver attentamente considerato le barriere meccaniche da superare Emile iniziò a lavorare al suo nuovo potente mezzo di salvataggio la mattina seguente. Smantellò la macchina rimuovendo la scocca, che usò come riparo durante la notte e le tempeste di sabbia. Lavorava sotto il sole ustionante in maglietta, ma adattò dei calzini a mò di maniche.

Tenuta da lavoro
Usò il fondo del telaio a cui attaccò la ruota anteriore con un sistema di sterzo, motore e cambio nel mezzo, e batteria, serbatoio, e vivande. La trasmissione funzionava per frizione tra un tamburo e la ruota posteriore, e questo lo obbligava ad usare solo la retromarcia.
Tutto questo con attrezzi elementari, senza trapani o saldatori.

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Alla fine, comunque, ce la fece. E con solo mezzo litro di acqua rimasta Emile iniziò la sua corsa per tornare alla civiltà.
La strada non è stata facile, Emile veniva regolarmente sbalzato dal sedile, ma dopo una giornata di viaggio venne fermato dalla polizia marocchina che lo condusse al villaggio più vicino.
Ma, per chiudere in bellezza l’avventura, gli fecero una gran multa perché i documenti di immatricolazione per la sua auto non corrispondevano più a quella a cui che era alla guida.

Emile ora ha 63 anni e ha conservato il potente mezzo come ricordo e monito della sua avventura.

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Tutti sanno guidarle ma nessuno sa come funzionano.

Le due ruote, bici e moto: credo pochi c’abbian chiare le idee. La maggior parte delle persone sa guidarle ma nessuno sa spiegare come funziona. No, non è l’effetto giroscopico. Non solo quello.

Cos’è che ci affascina del guidarle? E cos’è che le fa stare su, in equilibrio? Cos’è, stregoneria? Che vince il buon senso della fisica? È colpa della loro instabilità. È l’instabilità che le rende così stabili. Eccome può essere??

Qui potete scaricare un eccellente PDF di Matteo G.A. Paris, del dipartimento di Fisica Alessandro Volta dell’Università di Pavia, sulla bicicletta.

Lo stesso vale per una moto. Se avete tempo e voglia di leggerlo capirete tante cose.

Se non avete voglia di leggere il PDF ve ne riporto qualche pezzo, per invogliarvi. Qui “s’analizzano in termini semplici i meccanismi intrinseci di stabilità di una bicicletta senza ciclista e la dinamica quasi stabile di una bicicletta cavalcata. Si mostra dapprima come in assenza di ciclista la bicicletta sia stabile rispetto a perturbazioni laterali: la bicicletta si porta infatti in una traiettoria circolare tale che l’inclinazione viene bilanciata dalla forza centrifuga. Nel caso di bicicletta cavalcata il sistema é stabile rispetto all’angolo di inclinazione, cioè non cade, ma é instabile rispetto alle oscillazioni dell’angolo di sterzo la cui ampiezza tende ad aumentare. Guidare una bicicletta significa dunque correggere i cambiamenti di direzione che sono indotti dalle perturbazioni, ed operare ripetuti reset alla dinamica deIl’angoIo di sterzo, ovvero mantenere il sistema in un regime di piccole oscillazioni.
La maggioranza delle persone (e dei fisici) é in grado di imparare a guidare una bicicletta, apparentemente nessuno é in grado di spiegare, in termini semplici, quali siano i meccanismi fisici che glielo permettono. Nelle trattazioni più complete ed estese che io conosco l’insieme bicicletta + ciclista é modellizzato come un sistema di tre masse ‘con otto gradi di libertà, per integrare il quale si debbono risolvere otto equazioni differenziali accoppiate in cui compaiono piu! di settanta parametri. In un simile modello é probabilmente racchiusa tutta la fisica della bicicletta, ma é sicuramente molto difficile trovare in esso delle risposte semplici alla domanda “Perché una bicicletta rimane in equilibrio ? ”. […]
La risposta più semplice ai quesiti é che il ciclista bilancia la bicicletta, cioé muove se stesso e/0 la bicicletta stessa in modo che il centro di massa del sistema cada sempre sulla linea che congiunge i punti di contatto tra le ruote ed il suolo. Questo é un modello di stabilità statica, che appare però poco plausibile: é infatti facilmente sperimentabile come una bicicletta ferma sia sostanzialmente ingovernabile e come viceversa una in moto si possa facilmente mantenere in equilibrio. La stabilità dclla bicicletta dovrà dunque essere il risultato di un processo dinamico. […] Si mostrerà poi come il centro di massa del sistema possa rimanere in equilibrio se il ciclista, quando sente la bicicletta cadere, sterza nella direzione della caduta in modo da portarsi in una traiettoria circolare di raggio tale da generate una forza centrifuga che controbilanci la caduta. Questo modello concorda con almeno due fatti sperimentali basilari: innanzittutto che una bicicletta piu veloce é meglio governabile di una più lenta (poiche é necessario un raggio di curvatura minore per generare la medesima correzione centrifuga) ed in secondo luogo che una bicicletta il cui sterzo sia bloccato é sostanzialmente impossibile da mantenere in equilibrio. Nonostante ciò questo modello, che trascura la dinamica interna, non può essere totalmente corretto: una bicicletta in moto possiede infatti un suo equilibrio dinamico intrinseco che si oppone, entro certi limiti, alla caduta anche quando il ciclista tenti di provocarla. Consideriamo, ad csempio, una bicicletta senza alcun ciclista che la guidi: da ferma cade in circa 2 sec. mentre in moto (se la lanciamo) essa si porta in una traiettoria curva e collassa a terra dopo un tempo che in media é di 20 sec. Ciò che accade, ed é l’arg0mento del paragrafo 3, é che la bicicletta é realmente in equilibrio per un bilanciamento tra forza di gravità e forza centrifuga ma non é vero che sia necessariamente il ciclista a muovere il manubrio ed a portarla in una traiettoria circolare. Considerando i gradi di libertà interna della biciclctta si mostrerà infatti l’esistenza di meccanismi di autostabilità che danno ragione ai fenomeni indicati sopra. ” […]

Se avete voglia di leggerlo capirete ad esempio perchè per curvare a destra dovete girare il manubrio a sinistra.

No. Non ho scritto male, è così.

Avrete un potente mezzo meccanico, quindi fateci caso. Come fate a curvare? Buttate il peso da una parte? No. Non funziona così. Azione reazione, voi vi spostate, pure la moto si sposta dalla parte opposta. Andate dritti, se solo vi spostate.
Dovete piegare. Per piegare agite sul manubrio girandolo verso l’esterno della curva che volete. Sì, l’esterno, attenzione. Lo tirate e girate dalla parte opposta. Per andare a destra dovete girare a sinistra. Buffo no? Ma solo la accennate, quindi, una curva contraria. Il mezzo risentirà della forza centrifuga, e s’inclinerà nella direzione scelta all’inizio. Ora state scendendo in piega; non potete scendere per molto, e per controllarla, la piega, userete prontamente il manubrio, tirandolo dalla parte opposta per fermare la caduta, ma non preoccupatevi che già si auto-bilancerà da sola, compensando la forza che vi sbatteva verso terra con la nuova forza che si viene a creare. Il mezzo seguirà ora una traiettoria circolare, la forza centrifuga annullerà la componente del peso fuori dal baricentro che vi vorrebbe far cadere all’interno, e potrete fare la curva in equilibrio dinamico. Siete piegati, il peso vi tira verso il basso, la forza centrifuga vi tira verso l’esterno, la risultante si scarica giusta giusta sulle ruote, dove toccano l’asfalto. Siete su un binario incollati all’asfalto, insomma. Per ritornare in posizione eretta basterà fare come prima, una curva contraria, tirare cioè ancor di piu il manubrio a voi all’interno della curva stringendola per un’attimo, la forza centrifuga aumenterà, e vi sbalzerà all’esterno, verso la verticale, dove compenserete con un’altra curva minore contraria, impercettibile quasi, per mantenervi in equilibrio.

Non sarete in equilibrio per molto però. In bicicletta o in moto è impossibile andare dritti. Con un po di approssimazione si può dire che si va dritti, ma ogni traiettoria è un insieme di leggere curve, in un regime di piccole oscillazioni, resettato continuamente dal pilota.

Ora prendete il vostro potente mezzo, fate un giro, e sentitelo.

Che la forza centrifuga sia con voi.

Potenti Mezzi Meccanici – il trailer

È uscito il trailer di Potenti Mezzi Meccanici, il nuovo film di Maurizio Polese.
Hanno scritto:

“Grandioso.” Il Piccolo
“Il ragazzo fa strada.” Il Corriere della Sera
“Bello!” Panorama.

Girato con un notevole dispiego di mezzi (ben due macchine fotografiche sacrificabili, un cavalletto, abbondante nastro adesivo e una Panda rossa) racconta l’epico viaggio di un ragazzo (io) e della sua moto fatt’in casa, da qualche parte nel Nord dell’Italia.

Anche in HD.