Cos’hanno da dire i fotografi.

di mauriziopolese

Quest’articolo è semiserio. Se t’offende ridi, che ti passa.

Avrete di certo visto che i fotografi sotto le loro fotografie aggiungono dei testi. Ma non sempre, alcune volte invece non aggiungono nulla. Lo notavo sul sito di un fotografo, categoria reportage: una serie di foto belle sconnesse tra loro scattate in varie parti del mondo ma senza neanche una parola per spiegare cosa, dove o perchè.
Belle, sì. Ma quindi? Ormai tutti con un po di impegno imparan a far foto belle, ma basta poco per farla saltare da bellina a wow!.
Io trovo che i siti dei fotografi siano per lo più noiosi, o autocelebrativi, o criptici, che dopo un po di mistero ti stufi. Son pochi i fotografi interessanti.
C’è chi non dice niente, c’è chi al contrario parla pure troppo. Ho iniziato a farci caso e sono arrivato a dividere quel che dicono in grandi categorie, che riflettono il carattere dei fotografi.

C’è chi non scrive niente: c’è chi non ha niente da dire, c’è chi non sa cosa dire, e chi lascia parlare le immagini perchè son le immagini che devono parlare. Criptici quanto l’arte moderna, va ben un poco, ma poi basta eh.

La tecnica: alcuni scrivono i dati tecnici e l’attrezzatura usata sotto le foto, quelli che in digitale sono i dati exif, e si dividono in almeno altre tre categorie: gli smemorati, che lo scrivono per ricordarsi cosa hanno usato, e solitamente sono anche molto pignoli; gli altruisti, che scrivono l’attrezzatura per far sapere agli altri cosa hanno usato per produrre quella foto, e apprezzano quando anche altri lo fanno, spesso sono afflitti da GAS (e a loro volta sono anche generatori di scimmie); e gli orgogliosi che vogliono bullarsi delle loro attrezzature costosissime, o al contrario delle loro attrezzature proletarie che vogliono esibire a chi invece ha speso capitali ma non fa foto altrettanto interessanti. Noiosi, quanto gli esercizi di matematica.

La poesia: i talenti multimediali, mischiano fotografia e parole. I piu multimediali o forse meno capaci linkano video o canzoni di altri per accompagnare le foto. Teneroni.

Le note sull’Arte: c’è chi fa di ogni foto un’opera d’arte e come tale la presenta. I piu riservati aggiungono solo un titolo, e qui le varietà sono innumerevoli: sempre in voga i titoli poetici con figure retoriche a gogò, ossimori in testa, ma spezzoni di frasi criptiche o psichedeliche sono in continua ascesa. Gli artisti veri, o gli aspiranti artisti veri, quelli bramosi di vendere la loro Arte al Mercato, aggiungono note utili a valutare il valore dell’opera: tiratura, dimensioni, materiali, anno, eccetera.
O forse lo fanno perchè hanno visto che così si fa.

Il copyright: i diffidenti aggiungono le note del Copyright esclusivo, che non sia mai che qualcuno possa usar le foto o farle vedere ad altri. Le mettono in rete e cercano visibilità, ma non vogliono che nessuno le veda  se non nel loro sito.
Curioso.
Son gli stessi che sperano anche che un giorno in tanti le usino e gliele paghino, pure.
I piu aperti alla condivisione invece usano le Creative Commons.

Testi: ce n’è per tutti i gusti. Chi usa le immagini per rafforzare o contestualizzare un testo, chi usa il testo a contorno dell’immagine. C’è chi racconta come è stata creata la fotografia con spirito di condivisione e c’è chi racconta visioni avute e peripezie superate per giungere a quell’opera cercando di auto-generare un personaggio mitologico, una guida, un Maestro. Spesso purtroppo ci riescono pure.

E in che lingua lo fanno? Gli italiani, in tanti scrivono in italiano. Alcuni perchè parlano solo l’italiano, per altri è una scelta no-global.
Ma tanti usano lingue straniere. C’è chi scrive in francese, che fa figo e romantico. Qualcuno scrive in tetesco che è il modo migliore per non farsi capire. Qualcuno mette simboli giapponesi, son gli stessi che se li tatuano sul collo, a cui possono dare qualunque significato vogliono che tanto chi li capisce. La stragrande maggioranza di photographers scrive in inglese, che fa molto international, e va bene, però l’inglese devi saperlo bene che se no fai figure un po ridicole, e ce n’avrei di perle, solo che è brutto ridere delle disgrazie altrui.
Però metti che vedono le tue foto e ti chiamano per un servizio dall’Australia… Eh!

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