I fori stenopeici.

di mauriziopolese

Da qualche tempo sto andando verso le origini della fotografia, sto eliminando tutto il superfluo. E cosa c’è di piu elementare di una fotocamera stenopeica? Se non la conoscete qui trovate una spiegazione. Su google trovate anche un sacco di macchine, fatte in casa o bell’e pronte. Con un po di manualità potete farla anche voi, non è molto difficile. Per fare foto stenopeiche (senza obiettivo) vi serve un foro stenopeico. Per fare il foro stenopeico si possono usare diversi metodi; uno, forse il migliore tra quelli casalinghi, è descritto qui: in sostanza si tratta di premere uno spillo su di un lamierino d’ottone e carteggiare (smerigliare con carta vetrata finissmima, grana 800 o giu di lì) con tanta tanta pazienza e le dovute accortezze. Si possono anche usare punte elicoidali da trapano, ne esistono di diametri a partire da 0,1 mm, ma vi sfido a usare punte spesse come un capello senza attrezzatura adeguata… Si possono fare fori col laser, ma come si vede qui e qui non sempre i risultati sono dei migliori, perchè il laser è sì preciso, ma il metallo fuso no: è simile a lava che schizza e ribolle ed esplode e si solidifica in forme non troppo prevedibili. Se notate le immagini dei fori stenopeici fatti al laser sono simili ai crateri lunari con una evidente raggiera. Un’altra tecnica è l’elettroerosione (chemical milling, etching), piu precisa del laser è però sempre un’asportazione di metallo. Il metodo piu preciso mi pare però essere l’elettroformatura, un processo galvano-plastico usato anche in elettronica per creare piste di collegamento di circuiti anche di dimensioni infinitesime. È quindi un processo per creare, e non asportare materiale come negli altri. Viene usato per costruire i fori stenopeici dei microscopi elettronici.

Questa è una scansione della piastrina con foro 200 micron.

Per motivi che leggerete dopo, per poter usare fori ben fatti e di diametro preciso ho acquistato dei dischetti elettroformati per microscopi elettronici, insieme a degli amici. Purtroppo sono impalpabili, e vanno quindi montati su un supporto per poterli maneggiare. Il mio risultato è questo:

La piastrina dal lato esterno, che deve esser gradevole.

La piastrina dal lato interno, che deve esser scuro.

Il sandwich sarà fatto di 3 strati e 4 pezzi: una lastrina di ottone, un pezzo di carta con all’interno il dischetto col foro stenopeico, e un pezzo di cartoncino nero e ruvido.

Zorki pinhole

La mia Zorki con il foro stenopeico montato su un supporto in legno e alluminio.

Nella macchina fotografica il foro stenopeico dovrà avere un diametro ben definito, e i motivi di questo sono due: diametri piu grandi o piu piccoli possono dare risultati peggiori, per via di una risoluzione scarsa per un foro troppo largo o per l’effetto della diffrazione, per un foro troppo piccolo. Dalla formula di Rayleigh si ricava il diametro ottimale per la focale usata; questo però è un compromesso tra definizione e contrasto; variando la costante varia il diametro ideale e il risultato. Così ho fatto un test. “Che noia i test degli obiettivi… anche qui??!” penserete. Beh, ero curioso, almeno così so esattamente perchè costruisco qualcosa in un certo modo, e posso levare tanti pensieri a qualcun’altro. Ecco esempi di fori con dimensioni diverse, fatte con una Canon 5D, focale circa 48mm:

0,4 mm

0,3 mm

0,2 mm

0,15 mm

Dalla formula e dal pinhole calculator il diametro ottimale sarebbe stato di 0,23-0,30 mm. In effetti le foto migliori sono quella col foro da 0,3 e quella col foro da 0,2 mm. Con 0,3 si ha piu contrasto, con 0,2 un po piu di definizione. Il diametro ideale non è univoco, ma varia a seconda della costante scelta, rappresenta il miglior compromesso tra le variabili in gioco. Qui le focali piu comuni e dei diametri utilizzabili. Per calcoli piu precisi potete leggere questo PDF.
Il secondo motivo riguarda la quantità di luce che ci passa: se non sappiamo quanto è largo non possiamo calcolare l’esposizione correttamente. Si potrebbe andare per tentativi; si può provare a infilare uno spillo finchè si ferma per poi misurare il diametro di questo a quell’altezza con un calibro, ma è un sistema poco preciso; si può scansionare insieme ad un riferimento, oppure si può usare un ingranditore. Poco male non conoscere il diametro in digitale, ma in pellicola conviene esserne sicuri (ricordo il difetto di reciprocità, che complica le cose).

Se vi servono ho dei fori che mi avanzano di diametro 150, 200, 300 e 400 micron. Se ne volete mandatemi una mail o date un occhiata a ebay.

Annunci