Convergenza di idee.

di mauriziopolese

La mia cadrega da relax in legno di pino.

Io ho lavorato per quanto? saran 4 anni? 5? coi mobili. Arredamento. Fotografavamo mobili ogni giorno. Le aziende ce li portavano e noi li fotografavamo. Ma sono pochi i mobili che mi hanno colpito, positivamente. Tanti mi passavan davanti senza suscitarmi nulla. I piu ormai eran fatti di pannelli di truciolare, fatti con abbondante colla che teneva insieme la segatura, ricoperta di plastica e spesso questa plastica ricordava il legno. Molti avevano gadget inutili e accessori ancor piu inutili, come luci a led in ogni anfratto, o complicati e costosissimi meccanismi di apertura delle antine o cappe aspiranti dalle forme futuristiche sulle quali però ci si sbatte la fronte. Ho visto persino antine elettriche, che si aprivano senza fatica e stupivano gli ospiti, o letti rotondi motorizzati rotanti.

Tanti erano mobili di design fondamentalmente inutili. Il loro design era superficialmente decorativo.

Io ho quell’età dove la gente inizia a sistemarsi, e pensare alla casa. Non è un mio problema, perché una casa mia è molto in là a venire. Però gli amici miei lo fanno, e ne parlano con me, e mi mostrano le idee e le loro case nuove. Io però vorrei spiegargli che quello che comprano tra negozi e cataloghi non gli è tutto necessario, e di sti tempi che paiono così difficili certi sacrifici potrebbero risparmiarseli e vivere così un po meglio, ma è molto difficile farglielo capire. Hanno l’idea comune del bello troppo radicata come necessità.

Vedendo gli amici miei ho capito che forse il mio lavoro non faceva del bene alle persone, perché quel che facevo serviva più che altro a creare desideri di cose di cui la gente non ne ha bisogno, serviva a inculcare bisogni di cose inutili, a vendere oggetti belli ma superflui che non facevano altro che alimentare il consumismo, a rendere schiave le persone del “così si fa perché fan tutti così.”

Anche per questo ho smesso di fare quel lavoro, o almeno lo faccio molto meno.

In positivo però ricordo forse solo un tavolo. Era di legno legno, legno abbastanza vero, lamellare. Quello m’ha colpito perchè era solido e un po ruvido e di forma semplice, piacevole. E poi una cadrega, ma questa non ce l’avevano portata ma ce l’eravamo costruita con legno vecchio, ruvido, di recupero, e la usavamo come complemento nelle foto. Sapete, montano i mobili e poi ci si aggiunge qualcosa intorno per ambientarli. Da lì ho iniziato a pensare come poter fare i mobili da me. E così ho provato. Prima con un tavolo quadrato per un’amica che lavorava con me, la Francesca; questo l’ho fatto perché ne aveva bisogno, e io pensavo di saperlo fare. Funziona bene e lei ne è tutt’ora molto felice. Ma lei, l’amica mia, è stata formata dal lavoro, e la pensa come me.
Poi c’ho preso gusto e ho costruito due poltroncine, un tavolo rotondo, due scaffali, una panca, e ho buttato giu lo schizzo e comprato il larice per costruire delle sedie piu snelle, per un tavolo da pranzo. Probabilmente all’Ikea spenderei lo stesso, o forse anche meno, non lo so perché non ci sono mai stato, ma il senso di far queste cose è un’altro.

Mentre le facevo vedevo che stavo trovando un’alternativa a “quel così si fa perché fan tutti così”. Ho trovato il modo di arredare una mia futura ipotetica casa in un modo che veste il mio animo. E vorrei così anche insegnare agl’amici miei che un mobile che viene prodotto e venduto è solo una proposta, e non dev’essere l’unica scelta possibile.

Poi, solo dopo, cercando esempi di sedie su google ho scoperto Enzo Mari.

Accidenti!

Ho ordinato il suo libro Autoprogettazione? su Amazon. E mentre scrivo questo articoletto lo sto leggendo, e mi sorprendo. Per esempio gli appunti suoi sono introdotti così:

“Materiali della discussione mia e di altri attorno alla possibilità di uscire dal condizionamento sociale esistente nel proprio rapporto con l’ambiente.”

Ecco, quel che dicevo io! Piu o meno. Io dicevo che stavo trovando un’alternativa a quel “così si fa perché fan tutti così”.

Potrei anche smettere di leggere questo libro, che avrei potuto scriverlo io. Solo che lui l’ha fatto molto meglio.

Quando qualche ospite verrà nella mia casa autoprogettata e crederà che io sia un cretino, gli farò vedere quel libro. Così forse non smetterò di esser cretino, ma non sarà l’unico.

Nella ricerca dove ho scoperto Enzo Mari ho però ho scoperto un’altra cosa. Negli ultimi anni lavorando a computer sono rimasto seduto su una sedia ogni giorno per ore e ore e ore. Era una sedia fatta di plastica bianca e tubi di ferro. Ho scoperto ora che quella sedia è stata disegnata da lui.
Sorrido se penso che sia per questo che le mie idee convergono verso le sue, che me le ha infuse negli anni sedendomici sopra.

Sarà che io penso con il culo.

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